Ristoranti e locali

Ce n’è per tutti i gusti dai piatti più semplici e vicini alla cultura gastronomica mediterranea a quelli più specificamente saporiti  di gusti a noi sconosciuti o per lo meno insoliti.Gli ingredienti arrivano direttamente da CIUDAD DE MEXICO, sia freschi che essiccati per poter permettere  la preparazione di ricette tradizionali, ma con un tocco qua e la’ di ammodernamento

 

Da mangiare: EL TENDEDERO; CHIMICHANGAS; TAMALES

Da bere: Sangria

Ristoranti e locali

Verdebasilico Ristorante Pizzeria nasce dalla passione per la cucina e dall’amore per i sapori autentici, nasce dall’intento di soddisfare i vostri gusti e le vostre preferenze, dalle più semplici alle più elaborate. Il progetto prende forma nel 2002, con La Cantinella. Oggi siamo lieti di riproporvi le vecchie delizie, che in passato avete apprezzato, e le nuove, che l’esperienza ci ha insegnato. I nostri prodotti sono esclusivamente di alta qualità, selezionati tra i più grandi marchi. Ogni portata viene accuratamente preparata dallo chef per la realizzazione di un piatto ricco nonché unico.

Verdebasilico Ristorante Pizzeria è l’ambito connubio tra la buona pizzeria e il ristorante raffinato. La vivacità dei suoi colori rieccheggia la bandiera italiana: un tributo ai sapori della nostra terra, alla genuinità e al piacere del mangiare bene.

 

Ristoranti e locali

L’apertura di questo ristorante è la realizzazione di un desiderio che coltivavo da sempre.
Ciò che mi ha guidato nella realizzazione della struttura è l’insieme dei commenti fatti da me o dai miei familiari quando si era a cena in qualche ristorante.
Spesso ci si lamentava della poca intimità che si aveva al tavolo, perché il commensale più vicino era a venti centimetri e non potevi dire nulla che lui non sentisse. Spesso era la svogliatezza, se non addirittura la maleducazione, di chi ci serviva a creare uno stato di fastidio di fondo, che non permetteva di raggiungere quello stato di spensieratezza che cerchiamo quando decidiamo di uscire per mangiare a ristorante. O ancora l’inadeguatezza del cibo, che, per quanto buono, non solleticava la mia fantasia con un sapore pieno e inaspettato rispondente a un desiderio inespresso.

MUNICH, GERMANY - SEPTEMBER 21:  Revellers reach for the first beer mug at Hofbraeuhaus beer tent during day 1 of the Oktoberfest 2013 beer festival at Theresienwiese on September 21, 2013 in Munich, Germany. The Munich Oktoberfest, which this year will run from September 21 through October 6, is the world's largest beer fest and draws millions of visitors.  (Photo by Johannes Simon/Getty Images)
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La stagione estiva è agli sgoccioli e, con l’approssimarsi dell’autunno, si avvicina anche il pericolo raffreddore. Dal Giappone arriva però una notizia che potrebbe far felici molte persone: un rimedio naturale per questo annoso malanno sembra essere la birra; la quale contiene una molecola capace di debellare il raffreddore soprattutto nei ragazzi più giovani.

La scoperta arriva dalla Sapporo Medical University in Giappone dove un’equipe di ricercatori giapponesi ha studiato l’umulone (una sostanza contenuta nel luppolo) che, se assunto in grandi quantità, sembra essere efficace nella lotta contro il raffreddore in quanto agisce come un potente scudo nei confronti della malattia.
L’umulone, inoltre, funge come antinfiammatorio delle vie respiratorie e, oltre al semplice raffreddore, può contrastare virus più gravi come bronchite e polmonite.
Entrando nel dettaglio, la birra è particolarmente efficace nel contrastare il virus respiratorio sinciziale: una variante più grave del semplice raffreddore che può provocare gravi difficoltà respiratorie e che non ha nessuna vaccinazione che lo contrasti.

Per ottenere i benefici antivirali dati dall’umulone sarebbe però necessario bere circa trenta bottiglie di birra. Quindi, per combattere questi virus delle vie respiratorie e contemporaneamente evitare il rischio di altre malattie dovute all’eccessivo consumo di alcol, i ricercatori stanno cercando una strada alternativa come, ad esempio, introdurre questa sostanza presente nel luppolo in altri cibi e bevande.

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Rinunciare al cioccolato è una delle cose più difficili per una persona golosa ma secondo un studio americano condotto da un gruppo di ricercatori della University of California di San Diego da oggi non è più necessario farlo. Sembra, infatti, che mangiare una quantità minima di questo alimento a settimana non solo non fa ingrassare ma aiuta, addirittura, a perdere peso.

I ricercatori hanno condotto lo studio su circa mille volontari: monitorandone il peso, l’assunzione di calorie e l’indice di massa corporea. Dai dati della sperimentazione californiana si è evinto che, nonostante spesso il cioccolato viene escluso dalle diete per l’eccessivo quantitativo di calorie, chi mangia cioccolato con continuità è generalmente più magro di chi lo fa saltuariamente in quanto le calorie non sono l’unico fattore a contribuire all’accumulo dei chili di troppo. Inoltre questo aspetto negativo viene controbilanciato dalla presenza di sostanze antiossidanti in grado di favorire la perdita di peso e la sintesi dei grassi.

Grazie a questi studi americani si è, infatti, scoperto che il cioccolato aiuta l’organismo a combattere il colesterolo e ad abbassare la pressione sanguigna. Di conseguenza il nostro corpo funziona nel migliore dei modi e ci permette di mantenerci più magri. Entrando più nel dettaglio il merito si deve soprattutto agli antiossidanti contenuti in esso; delle sostanze che inibiscono l’effetto dei radicali liberi e aiutano a combattere l’invecchiamento dei tessuti cutanei, regalandoci un aspetto più giovane e snello.
Secondo i ricercatori, per poter usufruire di tutte le sue caratteristiche benefiche, è consigliabile mangiare cioccolato almeno due volte alla settimana. In particolare sarebbe importante scegliere il cioccolato fondente, ricco di antiossidanti e privo di qualsiasi derivato animale ma bisogna comunque fare attenzione al tipo di cioccolato in quanto quello commercializzato è ricco di zuccheri e grassi ma non ha le stesse sostanze benefiche del cioccolato analizzato all’università di San Diego.