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Negli ultimi anni le squadre di calcio di Serie A cercano di attrarre un numero maggiore di tifosi allo stadio con il buon cibo.
In Italia la prima squadra ad adottare questa politica è stata la Juventus che, nel nuovo Juventus Stadium inaugurato nel 2011, ha aperto circa 30 punti ristoro dove è possibile consumare cibi freschi e preparati al momento.

In alcune zone dell’impianto ci sono poi alcuni ristoranti veri e propri dove cucinano top chef di caratura nazionale. Punte di diamante sono: il Legends club ed il Club Gianni e Umberto Agnelli dove il menù si adatta all’orario della partita e si consumano pietanza di elevata qualità. Inoltre, per alcuni eventi e occasioni speciali, la società ha ingaggiato due grandi maestri della cucina come Gualtiero Marchesi ed Enrico Bartolini .

In Europa il punto di riferimento dei ristoranti negli impianti di gioco è il locale Puerta 57, che si affaccia sul campo del Santiago Bernabeu di Madrid e che offre tapas al banco e piatti di pesce di alta qualità, seppur a prezzi molto elevati.
Tornando alla Serie A questa tendenza non potrà che espandersi con la nascita di nuovi stadi moderni e pieni di confort ma già oggi, nonostante molte società non siano dotate di uno stadio di proprietà, spesso in alcuni settori viene offerto un rinfresco.
L’Atalanta, ad esempio, si affida al catering di fama mondiale dei fratelli Cerea. Essi, grandi tifosi dei nerazzurri di Bergamo, durante ogni match servono circa 500 tifosi in varie zone dello stadio offrendo loro: salumi e formaggi bergamaschi, un primo piatto, la polentina fatta al momento ed i dolci della casa.

Infine, una moda che sta avanzando negli stadi italiani è quella delle sky lounge legate al wine & food. A San Siro, ad esempio, è un punto di riferimento quella dell’azienda vinicola: La Collina dei Ciliegi dove è possibile consumare i vini più famosi della cantina accompagnati dalle specialità dello chef Salmoiraghi.
A Firenze, invece, a fianco della tribuna d’onore spicca la crystal lounge del Consorzio Vini Chianti che offre principalmente cucina tipica toscana accompagnata dal vino più famoso della regione.

MUNICH, GERMANY - SEPTEMBER 21:  Revellers reach for the first beer mug at Hofbraeuhaus beer tent during day 1 of the Oktoberfest 2013 beer festival at Theresienwiese on September 21, 2013 in Munich, Germany. The Munich Oktoberfest, which this year will run from September 21 through October 6, is the world's largest beer fest and draws millions of visitors.  (Photo by Johannes Simon/Getty Images)
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La stagione estiva è agli sgoccioli e, con l’approssimarsi dell’autunno, si avvicina anche il pericolo raffreddore. Dal Giappone arriva però una notizia che potrebbe far felici molte persone: un rimedio naturale per questo annoso malanno sembra essere la birra; la quale contiene una molecola capace di debellare il raffreddore soprattutto nei ragazzi più giovani.

La scoperta arriva dalla Sapporo Medical University in Giappone dove un’equipe di ricercatori giapponesi ha studiato l’umulone (una sostanza contenuta nel luppolo) che, se assunto in grandi quantità, sembra essere efficace nella lotta contro il raffreddore in quanto agisce come un potente scudo nei confronti della malattia.
L’umulone, inoltre, funge come antinfiammatorio delle vie respiratorie e, oltre al semplice raffreddore, può contrastare virus più gravi come bronchite e polmonite.
Entrando nel dettaglio, la birra è particolarmente efficace nel contrastare il virus respiratorio sinciziale: una variante più grave del semplice raffreddore che può provocare gravi difficoltà respiratorie e che non ha nessuna vaccinazione che lo contrasti.

Per ottenere i benefici antivirali dati dall’umulone sarebbe però necessario bere circa trenta bottiglie di birra. Quindi, per combattere questi virus delle vie respiratorie e contemporaneamente evitare il rischio di altre malattie dovute all’eccessivo consumo di alcol, i ricercatori stanno cercando una strada alternativa come, ad esempio, introdurre questa sostanza presente nel luppolo in altri cibi e bevande.

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Rinunciare al cioccolato è una delle cose più difficili per una persona golosa ma secondo un studio americano condotto da un gruppo di ricercatori della University of California di San Diego da oggi non è più necessario farlo. Sembra, infatti, che mangiare una quantità minima di questo alimento a settimana non solo non fa ingrassare ma aiuta, addirittura, a perdere peso.

I ricercatori hanno condotto lo studio su circa mille volontari: monitorandone il peso, l’assunzione di calorie e l’indice di massa corporea. Dai dati della sperimentazione californiana si è evinto che, nonostante spesso il cioccolato viene escluso dalle diete per l’eccessivo quantitativo di calorie, chi mangia cioccolato con continuità è generalmente più magro di chi lo fa saltuariamente in quanto le calorie non sono l’unico fattore a contribuire all’accumulo dei chili di troppo. Inoltre questo aspetto negativo viene controbilanciato dalla presenza di sostanze antiossidanti in grado di favorire la perdita di peso e la sintesi dei grassi.

Grazie a questi studi americani si è, infatti, scoperto che il cioccolato aiuta l’organismo a combattere il colesterolo e ad abbassare la pressione sanguigna. Di conseguenza il nostro corpo funziona nel migliore dei modi e ci permette di mantenerci più magri. Entrando più nel dettaglio il merito si deve soprattutto agli antiossidanti contenuti in esso; delle sostanze che inibiscono l’effetto dei radicali liberi e aiutano a combattere l’invecchiamento dei tessuti cutanei, regalandoci un aspetto più giovane e snello.
Secondo i ricercatori, per poter usufruire di tutte le sue caratteristiche benefiche, è consigliabile mangiare cioccolato almeno due volte alla settimana. In particolare sarebbe importante scegliere il cioccolato fondente, ricco di antiossidanti e privo di qualsiasi derivato animale ma bisogna comunque fare attenzione al tipo di cioccolato in quanto quello commercializzato è ricco di zuccheri e grassi ma non ha le stesse sostanze benefiche del cioccolato analizzato all’università di San Diego.

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Dal 2013 il titolo di peperoncino più piccante al mondo appartiene al Carolina Reaper; un peperoncino ibrido coltivato da Ed Currie (un banchiere del Sud Carolina con la passione per il cibo piccante) e nato dall’incrocio di due varietà di peperoncino estremamente forti come il Naga Morich Pakistano e un tipo di Habanero Rosso.

Il Carolina Reaper è di coloro rosso fuoco e presenta una coda appuntita che ricorda una coda di scorpione. Divenne casualmente famoso nel 2011 quando un giornalista lo assaggiò e, non avendo mai provato nulla di così piccante, decise di dedicargli un servizio in cui definiva il retrogusto del peperoncino come un vero e proprio dolore fisico. Il Carolina Reaper è stato poi analizzato nei laboratori della Winthrop University e nel 2013 è entrato ufficialmente nel Guiness World Records come il peperoncino più piccante al mondo.

La pianta del Carolina Reaper si adatta ad un clima caldo e umido ed è altamente produttiva di frutti. Essa impiega novanta giorni per maturare e raggiunge una piccantezza estrema. Una volta mangiato, il peperoncino lascia in bocca un elevato bruciore accompagnato da un gusto leggermente fruttato che richiama la cannella.
La concentrazione di capsaicina al suo interno è così elevata, che se la polpa entra in contatto con la pelle, provoca bruciature. Nonostante ciò in America è molto amato e coltivato ed anche in Italia, negli ultimi anni, sta riscuotendo un discreto successo.

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I macarons, tipici pasticcini a base di meringhe, sono i dolcetti più alla moda in questo momento.   Belli da vedere e buoni da mangiare, questi piccoli pasticcini rotondi si possono trovare in mille gusti e colori.

L’origine dei macarons è molto dibattuta: per alcuni sono stati creati nel XVIII secolo dall’estro culinario di due suore francesi di un monastero delle di Nancy; altri invece fanno risalire la loro origine al 1533 quando Caterina de’ Medici commissionò la ricetta del dolce ad un pasticcere italiano e li portò in Francia dopo aver sposato Enrico II.

Il macaron moderno, invece, è stato creato all’inizio del XX secolo da Pierre Desfontaines della pasticceria francese Ladurée e prevede due meringhe accoppiate con un ripieno cremoso.

Negli ultimi anni questi dolcetti sono diventati una vera e propria tendenza culinaria, aumentando sempre più la loro popolarità di dolce sfizioso, delicato ed elegante.

Il loro successo è poi amplificato dall’atmosfera accogliente e suggestiva che si respira nelle raffinate pasticcerie Ladurée, ormai presenti in tutto il mondo, dove gli eleganti arredi, le scatole simili a bomboniere e i commessi in guanti bianchi rendono questo posto magico e lussuoso.

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Quando pensiamo alla pizza, ci viene subito in mente la tradizionale Margherita con pomodoro, basilico e mozzarella. In Italia, infatti, il binomio pizza con la mozzarella sembra inscindibile in quanto non c’è nessun altro formaggio che meglio si sposa con “la regina”.
All’estero invece è più comune non usare questo ingrediente e farcire le pizze solamente con salsa di pomodoro oppure usare altri formaggi, da noi neppure presi in considerazione, come ad esempio il Cheddar.

In Nuova Zelanda, presso l’università di Auckland, è stato addirittura condotto uno studio (pubblicato poi sul Journal of Food Science) per stabilire quale sia il formaggio migliore da usare sopra la pizza. Sono stati, infatti, confrontati vari tipi di formaggi (tra cui la Mozzarella, l’Emmental, il Provolone, la Groviera e il Cheddar) ed è stato dimostrato che la mozzarella è il formaggio migliore per la pizza innanzitutto per il sapore che le conferisce ma anche perché fila meglio degli altri e perché si sposa bene con qualsiasi altro ingrediente la si voglia farcire.

I ricercatori neozelandesi hanno stabilito ciò grazie ad un programma che unisce le immagini e i dati relativi a ciascun formaggio (come l’elasticità e la temperatura di transizione oltre al suo contenuto di olio, latte e acqua) e che valuta la consistenza ed il colore che ciascun formaggio assume durante la cottura della pizza.
Ciononostante nulla vieta di condire la pizza con altri formaggi a seconda dei propri gusti e preferenze oppure scegliere di non utilizzare né la mozzarella né gli altri formaggi.

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Negli ultimi tempi sono sempre più numerose le persone che seguono una dieta vegana e di conseguenza, soprattutto nelle grandi città, stanno nascendo molti ristoranti che offrono un menù basato su questo tipo di alimentazione.
Ciononostante in Italia, grazie alla dieta mediterranea (che prevede numerosi piatti basati su farinacei, legumi, verdure e olio d’oliva) si può non tradire la dieta vegana in qualsiasi pizzeria, trattoria o ristorante.

Ad esempio la pizza, uno dei piatti più importanti e famosi della cucina italiana, ben si adatta alle esigenze dei vegani; basta infatti fare attenzione con gli ingredienti e le farciture per seguire alla lettera.

Anche la pasta col pomodoro è un piatto vegano; anche se è necessario verificare come è fatto il sugo in quanto in in molti locali si usa preparare il condimento con carne di maiale o vitello solitamente. Per evitare brutte sorprese diventa quindi fondamentale domandare al cameriere con cosa è fatto il sugo.

 

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Il gelato è sicuramente uno degli alimenti preferiti della stagione estiva. Buono, dolce e rinfrescante: è possibile trovarlo in numerosi gusti e varianti che spaziano da ogni tipo di crema o frutta.

Nelle Filippine però è nato un gusto davvero particolare: il gelato al sapore di coccodrillo. Un ristorante di Davao City, infatti, offre ai propri clienti un gelato alle uova di coccodrillo. Queste vengono sia aggiunte agli ingredienti tradizionali per dare maggiore sapore al dessert, sia usate per creare un gusto vero e proprio all’aroma di coccodrillo.

I ristoratori di questo simpatico locale utilizzano le uova dei coccodrilli di un parco adiacente, di proprietà di un loro parente, dove i rettili vengono allevati e nutriti affinché si possano riutilizzare carne e pelle. Inoltre per non fare arrabbiare gli animalisti vengono utilizzate solamente le uova che non si sono schiuse oppure quelle in sovrannumero.

Si è anche scoperto che le uova di coccodrillo fanno bene alla salute dell’organismo in quanto composte prevalentemente da tuorlo e dunque molto più nutrienti delle normali uova di gallina.

Il gelato al sapore di uova di coccodrillo non è però sicuramente il gusto più strano al mondo in quanto in Giappone, ad esempio, è possibile trovare gusti ancora più assurdi come il gelato: all’aroma di rana, di polpo, di cavallo, di insetti e di altri animali davvero immaginabili.

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Negli ultimi tempi, per tenere fede al proverbio: “anche l’occhio vuole la sua parte”, i ristoranti più pregiati si affidano ad una nuova figura professionale che accompagna i cuochi in cucina: i food designer.

Chi svolge questo lavoro è un professionista che studia i metodi più invitanti per presentare il cibo, partendo dalla tavola fino ad arrivare alla presentazione del piatto.

Ci sono addirittura dei corsi, organizzati a Roma dall’Italian Genius Academy, durante i quali vengono insegnate e approfondite tutte le tecniche del food design.

Innanzitutto si apprende come “abbellire un piatto” attraverso la sperimentazione e la combinazione di sapori, odori, forme e colori. Si studiano poi il confezionamento e gli strumenti utili a preparare le pietanze fino ad arrivare all’ideazione di nuovi spazi per la produzione, la vendita e il consumo di cibo.

frutta e verdura favoriscono l'abbronzatura
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Mangiare frutta e verdura di stagione è uno dei consigli che più frequentemente ascoltiamo e da oggi abbiamo un motivo in più per farlo. 

La Coldiretti ha, infatti, stilato una lista di frutta e verdura che garantiscono un’abbronzatura naturale ed aiutano il nostro corpo a proteggersi dalle temperature elevate.

Con il grande caldo, dunque, mangiare: carote, cicoria, lattuga, meloni, angurie, peperoni, pomodori, albicocche, radicchio, pesche, sedano e ciliegie ci aiuta ad avere una tintarella naturale ma ci protegge anche da colpi di calore eccessivo.

L’alimentazione corretta per avere un’abbronzatura sana e naturale si basa, infatti, sull’assunzione di cibi pieni in Vitamina A; i quali aiutano lo sviluppo della melanina nella pelle.
Nelle prime tra posizioni di frutta e verdura che favoriscono l’abbronzatura troviamo: carote, radicchio e albicocche. Le prime contengono ben 1200 microgrammi di Vitamina A ogni 100 grammi.

La Coldiretti, inoltre, consiglia di mangiare frutta e verdura fresca anche per il loro elevato apporto di vitamine e sali minerali che aiutano il nostro organismo a difendersi nei periodi di caldo più elevato.

Ecco la classifica della frutta e verdura che maggiormente favoriscono l’abbronzatura:

  1. Carote (1.200 microgrammi di vitamina A)
  2. Spinaci e radicchio (500-600 mcg)
  3. Albicocche (350-500 mcg)
  4. Cicoria e lattughe (220-260 mcg)
  5. Meloni gialli (200 mcg)
  6. Sedano (180-200 mcg)
  7. Peperoni (100-150 mcg)
  8. Pomodori (50-100 mcg)
  9. Pesche (100 mcg)
  10. Cocomeri e ciliegie (20-40 mcg)
frutti di bosco e vino rosso
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Secondo uno studio della Washington State University i frutti di bosco ed il vino rosso possono aiutare a perdere peso.

Ciò avviene grazie al resveratrolo: un antiossidante che, oltre a ridurre il colesterolo e a prevenire alcune malattie cardiache e cardiovascolari, ha anche il beneficio di bruciare le calorie.

Questo composto, infatti, è in grado di trasformare il grasso «cattivo» (che fa da deposito per le calorie assunte in eccesso e che viene usato quando c’è bisogno di energia di riserva) in quello «buono» che invece brucia il grasso trasformandolo in calore.

I medici dell’università americana hanno infatti somministrato, attraverso 340 grammi di frutti di bosco, questo antiossidante ad alcuni topi di laboratorio ed al termine dell’esperimento questi topi avevano acquisito il 40% di peso in meno rispetto a quelli che non avevano mangiato nessuna porzione di frutti di bosco.

Da questo studio, dunque, si evince che mangiando una porzione di frutti di bosco al giorno: fragole, lamponi, mirtilli ma anche ciliegie, uva e mele rosse è più facile perdere peso in quanto l’organismo rimane in equilibrio ed è in grado di prevenire la disfunzione metabolica.

Inoltre, grazie alla presenza del resveratrolo nel vino rosso, anche bere qualche bicchiere di vino è utile a bruciare le calorie nonostante molti dei benefici vengono meno durante il processo di produzione della bevanda.

il buon sesso inizia a tavola
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La dieta mediterranea è considerata, da sempre, uno degli stili alimentari migliori per la nostra saluta ma molti non sanno che questo tipo di alimentazione è un toccasana anche per l’attività sessuale.

Infatti, secondo la dottoressa Katherine Esposito (che lavora al dipartimento di Geriatria e malattie del Metabolismo dell’Università di Napoli) la dieta mediterranea è utile per il benessere fisico e di conseguenza contribuisce anche a rendere più vivace l’attività tra le lenzuola.

Entrando più nello specifico, la dottoressa Esposito spiega che le proprietà antiossidanti di alcuni alimenti della dieta mediterranea giovano alle arterie maschili e permettono prestazioni migliori a livello sessuale. Di conseguenza dalla migliore prestanza maschile trae maggior benessere anche la donna, che nel rapporto prova più piacere.

Ad argomentare la tesi della dottoressa troviamo, inoltre, alcune dimostrazioni pratiche: ad esempio molti uomini in sovrappeso o addirittura obesi, che soffrivano problemi di disfunzione erettile, hanno potuto ritrovare il proprio vigore sessuale grazie all’osservanza di un’alimentazione basata sulla dieta mediterranea.

In conclusione, quindi, possiamo affermare che chi punta su un’alimentazione ricca di: verdura, pasta, frutta, olio di oliva, pesce e pollame può lasciare nel cassetto la famosa pillola blu in quanto seguendo il regime alimentare mediterraneo si ha un minore rischio di impotenza.

come riconoscere le uova fresche e sane
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Le uova sono uno degli alimenti più utilizzati nella cucina mondiale. È dunque fondamentale saper riconoscere le più sane, ovvero quelle davvero fresche e provenienti da galline allevate all’aria aperta rispetto a quelle allevate in gabbia.

Secondo uno studio della dottoressa Hilary Shallo Thesmar, direttrice dei programmi di sicurezza alimentare per l’Egg Nutrition Center (ENC), osservando il colore del tuorlo possiamo già percepire la freschezza e la provenienza delle uova

Questo, infatti, è dato dai pigmenti presenti in ciò che le galline mangiano, in particolare dal betacarotene. Quindi se il tuorlo dell’uovo è giallo, le galline sono state allevate con mangimi economici; se è arancione scuro, ci troviamo di fronte ad un uovo prodotto da galline ruspanti che mangiano cibi più ricchi di pigmenti.

Un altro metodo per verificare la freschezza delle uova è sciogliere un pizzico di sale in un recipiente pieno di acqua per poi immergervi dentro l’uovo. Se cade sul fondo è stato appena fatto, se galleggia sul fondo è abbastanza fresco mentre se galleggia in superficie è meglio non mangiarlo.

saltare i pasti non fa dimagrire
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Con l’avanzare dell’estate si fa sempre più grande lo spettro della prova costume e così molte persone cercano svariate soluzioni per dimagrire.

Alcuni ritengono che una delle possibilità per perdere peso in maniera veloce sia saltare i pasti ma in realtà questa soluzione è controproducente. Nel saltare i pasti si provocano, infatti, diversi effetti negativi tra cui: il rallentamento del metabolismo, l’aumento della massa grassa e la perdita di quella magra.

Digiunare, inoltre, fa schizzare alle stelle il nervosismo e lo stress; oltre ad aumentare la fame in quanto durante la giornata si verificano cali di zuccheri nel sangue che spingono il cervello a bramare sempre più cibo , arrivando al pasto successivo con una irrefrenabile voglia di abbuffarsi.

A sostegno di questa tesi vi è una ricerca di alcuni studiosi della Ohio State University che, in laboratorio, hanno fatto esperimenti su due differenti gruppi di topi.

Ad alcuni è stato somministrato un solo pasto al giorno mentre gli altri avevano libero accesso al cibo. Dopo una settimana di test si è dimostrato che, chi aveva accesso ad un solo pasto, nei primi tre giorni perdeva peso, ma dal sesto giorno vi era in esso un incremento di massa grassa.

La coordinatrice di questo studio, la dottoressa Martha Belury, ha confermato che saltare i pasti provoca dei movimenti irregolari di insulina e glucosio nell’organismo e per questo motivo si tende ad un aumento del peso. Non consumare alcuni pasti, per perdere velocemente qualche chilo, causa infatti uno sbalzo del metabolismo con la conseguente tendenza a prendere peso in alcune parti del corpo.

Quindi anche la scienza conferma che è fondamentale seguire una dieta equilibrata e varia. Non bisogna dunque rinunciare ai propri alimenti preferiti ma è importante mangiarli in maniera controllata e senza esagerare.